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Botero: in mostra a Roma fino al 27 Agosto

Dal 5 maggio al 27 agosto il Complesso del Vittoriano di Roma ospita la mostra di Fernando Botero, pittore e scultore colombiano, e posso aggiungere uomo serio, concentrato e, come spesso lui ama descriversi, distaccato.

Ho avuto la possibilità di vedere in anteprima la mostra il 4 maggio e posso confermare che, a prescindere dalla passione che si può avere per questo artista, la sua esposizione va davvero visitata!

Botero

Abbiamo aspettato l’arrivo di Botero per quasi un’ora, ma personalmente non mi è pesato molto…ad accogliere i giornalisti c’era una musica di sottofondo che si sentiva già da via dei Fori Imperiali; un gruppo musicale con contrabbasso, violino e chitarra ha accompagnato, instancabilmente, i visitatori durante tutta l’attesa e una Roma inconsapevole (o forse no) è stata una cornice perfetta.

Poco dopo il taglio del nastro siamo entrati in gruppi più o meno ordinati e, subito, al centro dell’ingresso, erano presenti delle sculture.

Entrando ci siamo immersi completamente nei quadri di Botero, con lui (proprio lui!!) che camminava composto all’interno delle varie sale, circondato da fotografi e giornalisti.

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Botero

Tanti i temi trattati in questa cinquantina di opere.

Salta subito all’occhio il tema del circo con una raffigurazione di Pierrot, Arlecchino e i clown intenti ad allenarsi e a provare nuovi numeri durante la pausa dello spettacolo; Botero descrive, come sempre, momenti di vita quotidiana, di riposo, o di momenti della giornata. L’artista si sofferma molto sul concetto della vita circense, contesto di grande esagerazione della vita, dove qualsiasi cosa è permessa e quasi irreale, come la donna cannone, o la scimmia con il cappello e il tutto è raffigurato in maniera ulteriormente esasperata dai colori accesi che Botero usa.

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Un tema molto caro all’artista è la religioso, pur non essendo lui molto devoto a Dio. I quadri che raffigurano monsignori, preti e prelati descrivono un clima in cui l’uomo deve sempre far i conti con il sovrannaturale, con la contemplazione estetica; i protagonisti dei quadri sono pensierosi, camminano nel verde o riflettono in una maniera composta, che l’abito impone loro.

Botero Botero

Botero

Mi ha attratta particolarmente la parte dedicata alla natura morta. Mele, formaggi, frutta in genere hanno descritto, nella loro forma tonda e rigonfia, la realtà del cibo; con colori leggermente più tenui per immaginare ad esempio un’arancia ormai marcia con insetti annessi e con colori molto più vivaci una tavola imbandita con leccornie di ogni tipo.

Non manca la quotidianità delle persone nel contesto latino-americano, sia dal punto di vista politico sia nella vita di tutti i giorni, nelle famiglie più o meno disagiate con persone che hanno sempre uno sguardo perso nel vuoto, quasi distaccate da tutto quello che le circonda; e, in effetti, leggendo la biografia di Botero, si descrive lui stesso imperturbabile e lontano da tutto ciò che di psicologico c’è nelle sue opere. Mi è venuto spontaneo immaginare, ma questa è una valutazione del tutto personale, che anche i suoi protagonisti siano del tutto distanti dal contesto in cui sono inseriti, in ogni quadro.

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Quello che accomuna tutte le opere e rende lo stile di Botero unico al mondo è la forma tonda e molto dilatata dei suoi soggetti, immersi in paesaggi o situazioni incantate, quasi come si fosse in una fiaba, con colori ben definiti e accesi che raccontano storie di vita quotidiana con rimandi alla sua terra e alla forma e al volume dei protagonisti.

Nel rappresentare i suoi personaggi in maniera così deformata, Botero è stato definito, in molti casi, come un creatore di satira e ironia. Niente di più fasullo.

Il suo stile è studiato e ha una ragione stilistica, ben descritta all’interno della mostra.

La sua costante ricerca di personaggi gonfi, tondeggianti e dalla forma esuberante è da rimandare al desiderio di spalmare quanto più colore possibile sulla tela; più il soggetto è dilatato e più il colore si applica in modo deciso e ben definito.

La sensualità è nelle forme, dice l’artista, e anche ammirando e, in alcuni casi, ricreando opere di Giotto, Piero della Francesca e Leonardo (tra tanti altri), riesce a dare loro una nuova vita, in totale autonomia; quindi non emulando, ma partendo quasi da una tela e da un’idea totalmente nuove del soggetto.

L’emozione che ho provato ad ammirare quadri di tale spessore con il loro creatore, il loro “papà” è indescrivibile.

La mostra è ben organizzata, sia da un punto di vista tematico, sia nel deflusso fisico delle tantissime persone presenti e, anche se un pochino ristretta, rende omaggio a Botero, e per noi è una opportunità esclusiva per ammirare le sue opere.

Che si ami o no, questo artista ha uno stile talmente efficace, personale e originale che è impossibile non averlo nella memoria fotografica e, attraverso i pannelli, che descrivono in maniera esaustiva ogni percorso stilistico nei vari momenti della sua vita artistica, siamo stati assorbiti da ogni quadro come fosse il protagonista della mostra.

Per informazioni visitate il sito ufficiale.

 

(Testo e foto di Manuela Mancinelli)

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