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Sofia e la Bulgaria: così vicine eppure così lontane

C’era una canzone di Umberto Tozzi che, verso la fine, recitava più o meno così: “Al di là del mare, c’è qualcuno che….c’è qualcuno che non sa niente di te…” ed ogni volta che la ascoltavo, fin da quando ero piccolo, il mio pensiero volava, con la mia mente che viaggiava, alle nazioni baltiche, che si trovano dall’altra parte dell’Adriatico, il mare dal quale mi affacciavo. In effetti, fino a pochi anni fa, quelle terre così vicine erano, per noi, assai lontane, a cause delle guerre che le funestavano e della diversità culturale e politica. No, non vi racconterò di nessuna nazione dell’Ex-Jugoslavia, bensì di un popolo che è molto vicino e che, come sempre grazie a Ryanair, si sta proponendo al resto d’Europa che, fino a poco tempo fa, quasi ne ignorava l’esistenza: la Bulgaria.

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Nel mio eterno pellegrinare sul sito low-cost irlandese, un giorno ho visto una nuova tratta: Roma-Sofia, peraltro a prezzi davvero molto molto low. Era giunta l’ora di spingersi ad est, di prenotare un viaggio per uno di quei posti che non sono la meta ideale nell’immaginario comune ma che sapevo poter avere qualcosa di speciale.

 

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L’Aleksandr Nevskji al tramonto, quando è tutta illuminata

Valigia a mano pronta, partenza relativamente comoda (il volo parte da Ciampino alle ore 8.00 del sabato) e, in men che non si dica, ecco Sofia. L’impatto non è dei migliori: l’aeroporto è davvero piccolino, con pochi negozi, molte insegne confuse (anche perché in Bulgaria si usa il cirillico) ed una struttura un po’ cadente. Preleviamo quale LEV (la moneta locale) per far fronte alle prime spese (ovvero il taxi), ben sapendo che il cambio sarà più favorevole in centro.

Sappiate, se arrivate a Sofia, che in Bulgaria i taxi hanno prezzi diversi: la stessa corsa, quindi, può costare, come nel caso aeroporto-hotel, dai 10 ai 25 euro a seconda del taxi che scegliete (trovate, ad ogni modo, sul finestrino posteriore il dettaglio delle tariffe).

Venti minuti di tragitto e si è nel centro di Sofia. La città risente evidentemente di un passato difficile, come è evidente anche dall’architettura delle costruzioni. Oggi, tuttavia, è una città nuova: la Vitosha Boulevard, che è la strada centrale e pedonale della capitale bulgara, è piena di negozi di vario genere, dai ristoranti ai commercianti di gadget. Ci sono inoltre case di cambio un po’ ovunque.

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La Vitosha Boulevard, strada principale e pedonale del centro di Sofia

A mio modo di vedere, un fine settimana è più che sufficiente e, tutto sommato, molto piacevole. Ci sono due monumenti che vale davvero la pena vedere: la cattedrale ortodossa di Aleksandr Nevskij, costruita in stile neo-bizantino, e la chiesa di Boyana, raggiungibile in taxi in circa 10-15 minuti dal centro, che risale alla fine del X o all’inizio dell’XI secolo. Entrambe molto molto belle. Nella chiesa di Boyana è possibile entrare ma, dati gli spazi molto piccoli, non si può restare all’intero per più di 15 minuti.

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L’Aleksandr Nevskji da un’altra prospettiva

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Gli affreschi del XI secolo della chiesa di Boyana

Quanto al cibo, Sofia ci ha piacevolmente sorpreso. Ci sono molti ristoranti caratteristici che servono prevalentemente carne a prezzi davvero onestissimi, basti considerare che un pasto completo per due solitamente non supera i 20-25 euro (ed ecco un post con tutti i consigli utili su cosa e dove mangiare a Sofia).  Per gli alberghi, invece, la sensazione è che le stelle non corrispondano esattamente alla categoria italiana, quindi sceglierne uno di categoria superiore può essere una scelta indovinata.

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La cosa che invece un po’ ci ha colpito in negativo è stata guardare i bulgari negli occhi: occhi profondi ma tristi…occhi di chi si affaccia all’Europa con l’impotenza di una condizione economica davvero difficile…occhi di chi evidentemente lotta quotidianamente per qualcosa che ancora non ha….
Se avete tempo fatevi un giro allo Zhenski Pazar (Il mercato delle donne), famoso per le sue spezie e generi alimentari: sarà come proiettarvi indietro nel tempo, in un’Italia che molti di noi conoscono solo attraverso la voce dei propri nonni…

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L’ingresso del Zhenski Pazar

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(Testo e foto di Sabino Sernia)

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