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Terlizzi Vecchia

Tutte le città hanno una “città vecchia” e Terlizzi non fa eccezione.
Il suo centro storico, che tutti chiamano “Terlizzi vecchia”, è stato purtroppo trascurato per molto tempo, e di tanto in tanto si nota ancora questo abbandono, ma è ora in fase di recupero, ed è una fortuna, perché in uno spazio tutto sommato piccolo nasconde mille meraviglie, che testimoniano la vita del borgo sin dal Medioevo. Il centro storico di Terlizzi è un dedalo in cui può essere bello anche perdersi. Fa girare la testa tra vicoli, piccole corti, chiesette, archi, bifore e trifore, dimore eleganti e palazzi decadenti, scalette, pietre gialle austere ed eleganti, e facce di mostri scolpite che scrutano e ridono sardoniche sotto i balconi e agli angoli degli antichi palazzi…

L’intero centro storico è tagliato dall’arteria principale, facilmente individuabile, che parte dalla Torre dell’Orologio, percorre corso Umberto I, passa per la Piazza della Cattedrale, fino alla Chiesa del Purgatorio. Mi soffermo in particolare sulla parte che ha mantenuto più forti i suoi connotati antichi, e cioè il tratto dalla Cattedrale fino al Purgatorio (via Paolo Rutigliano, che diventa poi via Plebiscito). Partendo dalla Cattedrale si incontra presto sulla sinistra una stradina (via Ospedale) che porta alla Chiesa di San Giuseppe e San Nicola, un luogo caro ai bambini di Terlizzi, che si recano qui il 5 dicembre a chiedere i doni a San Nicola: la tradizione terlizzese vuole infatti che il Santo di Mira nella notte tra il 5 e il 6 dicembre consegni doni ai bimbi buoni, lasciando dolciumi nelle scarpe dei bambini appositamente pulite e predisposte in casa, e carboni ai bimbi cattivi.

Tornando sulla strada principale si nota poco più avanti, sempre sulla sinistra, la “ruota degli esposti”, ora ovviamente murata, dove venivano lasciati i bambini “indesiderati”, dei quali si prendevano poi cura le suore. Continuando sempre sulla stessa strada si vede, in fondo davanti a sé, incastonata in un palazzo, ma per fortuna conservata, una delle antiche porte di accesso a Terlizzi, che pare fosse una città ben fortificata. Questa porta è nota come Porta del Lago, e, prima di uscire verso lo Stradone e la chiesa del Purgatorio, potete capire l’origine di questo nome osservando la piazza sulla destra. Questo spiazzo si chiama infatti largo Lago Dentro, poiché la pendenza determinava in passato l’allagamento dello spiazzo durante forti piogge. Largo Lago Dentro è ora oggetto di indagine archeologica, un approfondimento che si è reso necessario nel corso dei lavori di ripavimentazione. Sta venendo alla luce un pavimento più antico, forse del ‘700, e, sotto, una serie di cunicoli sotterranei di cui a Terlizzi si è sempre vociferato.

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Le strade del centro storico di Terlizzi hanno una chiara disposizione a raggiera e convergono attualmente verso la Cattedrale neoclassica, iniziata verso la fine del XVIII secolo laddove sorgeva precedentemente la cattedrale romanica. Tutto il centro storico è circondato ora da un lungo viale alberato, Corso Dante Alighieri (che diventa poi Corso Giuseppe Garibaldi), che è zona di passeggio dei terlizzesi insieme con viale Roma (la cosiddetta “Villa”), poco distante. Qui è possibile bere qualcosa in uno dei bar sparsi lungo il corso sia per una sosta durante la giornata sia per trascorrere una bella serata, soprattutto in estate. Questo viale, che qui tutti chiamano “lo Stradone”, circonda il centro storico in maniera molto evidente e si racconta, infatti, che lungo lo stesso tracciato sorgesse il fossato della città medievale.

Terlizzi vecchia nasconde, come dicevo già all’inizio del post, tanti piccoli tesori che spero di scoprire piano piano, con l’aiuto di visite guidate o, semplicemente, grazie alla curiosità, che mi porta spesso in giro per strade anche meno note.

Vi segnalo ad esempio altri due luoghi che meritano attenzione. Se percorrete corso Garibaldi fino all’incrocio con via Giovanni Bovio, poco dopo noterete, sulla vostra destra, un vicolo molto caratteristico (vico Romaniello) ché è talmente stretto da poterci passare solo uno alla volta in fila indiana. Il secondo luogo si trova alle spalle dell’entrata principale del Mercato Coperto, tra stretti vicoli che sorgono laddove un tempo c’era il castello normanno. Qui potete vedere l’impronta della mano della Madonna del Rosario che, secondo la leggenda, guarì la peste che colpì il paese verso la metà del XVII secolo, lasciando qui il segno del suo passaggio. Devo ammettere che serve un pochino di fantasia per riconoscere l’impronta di una mano; tuttavia resta un luogo suggestivo.

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