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Terlizzi è come un puzzle di 5000 anni di storia

Terlizzi è come un puzzle di 5000 anni di storia, dai menhir del Neolitico alle architetture medievali fino ai palazzi nobiliari del 700-800.

E’ con questa frase che ho pubblicato sulla pagina facebook del mio blog le prime foto scattate passeggiando per il centro storico di Terlizzi e nella campagna che circonda il paese.

Non ero mai stata qui, pur avendo visitato tanti luoghi della provincia barese. Non sapevo cosa aspettarmi, dato che di Terlizzi nessuna guida turistica ne parla e che su internet le uniche foto trovate erano quelle della Torre dell’Orologio.

Non credo che Terlizzi abbia molto da invidiare ad altri borghi più noti, eppure qui il turismo è considerato quasi impossibile. E’ vero, non c’è il mare, e molti associano la Puglia alle sue acque turchesi. Eppure la Puglia è molto di più. I paesi dell’entroterra hanno da offrire millenni di storia e splendide campagne perse tra uliveti, vigneti, fichi d’india, muretti a secco, costruzioni rurali… mi è sempre piaciuto percorrere le vie secondarie intorno a Bari, alla ricerca di piccole cartoline sconosciute e suggestive da immortalare con la mia macchina fotografica. Per portarle per sempre con me e per dargli un po’ di meritata notorietà.

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Ecco, vorrei questo per Terlizzi. Vorrei regalarle, con le mie foto e questo articolo, la dignità di un luogo che meriterebbe di esser visitato, di esser conosciuto al mondo e di veder tra i suoi vicoli turisti ammaliati dalle pietre dei palazzi, dal colore del cielo sui suoi tetti e dall’odore di fiori che si respira tra le vie.
Terlizzi ha tanto da raccontare. Ho conosciuto un paese vivo e fiero delle sue origini, un centro storico che piano piano sta tornando al suo antico splendore e persone che amano la loro terra e la valorizzano attraverso la condivisione di emozioni, di immagini e di tradizioni.

Perché qui, come nel sud in generale, il vero cuore pulsante è nelle tradizioni locali, che siano esse laiche o religiose, nell’appartenenza al borgo, nella famiglia. Nel conoscere tutti e salutare mille persone per strada, nel sorridere al vicino di casa o allo sconosciuto che, come te, è seduto a far colazione al bar, nel chiacchierare con tutti perché, in fondo, parlare e sorridere sono ancora attività gratuite e fanno bene all’anima. Che poi noi, nelle grandi città, abbiamo un po’ perso questa strana abitudine del sorridersi a vicenda, quasi fosse oltraggioso. Ed invece è così rilassante respirare a pieni polmoni questa sensazione di paese.

E’ stato bello far parte di Terlizzi per una decina di giorni, vivere con lei uno dei suoi momenti più belli, la Festa Maggiore, seguire le tradizioni come se fossi anche io parte del luogo e sentirmi così accettata e partecipe di ogni piccolo evento.

Devo ammettere di esser stata prevenuta. Ho visto così tanti luoghi della Puglia che non credevo di potermi meravigliare ancora. Ed i primi giorni mi sono guardata intorno quasi con sospetto, con gli occhi socchiusi, come se non volessi davvero guardare Terlizzi.

Eppure Terlizzi mi ha sorpresa, mi ha fatto sentire a casa come in nessun altro posto che non sia davvero casa mia.
Con grazia e gentilezza mi ha presa per mano e mi ha accompagnato tra i suoi vicoli, mi ha lentamente fatto aprire gli occhi fino a spalancarli dinnanzi al Carro Trionfale della festa, mi ha fatto sorridere dei mille sguardi entusiasti della festa, mi ha saziata dell’odore della carne arrostita per strada e delle risate dei bambini.

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Ho saltellato a destra e sinistra come una bimba anche io. Ché si sa, che quando sono felice, felice sul serio, mi si legge negli occhi.

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Torre dell’orologio

Dell’antico castello normanno rimane purtroppo soltanto, in piazza Cavour, la torre maggiore, comunemente chiamata a Terlizzi Torre dell’Orologio, per via dell’orologio apposto all’inizio del XIX secolo, considerato attualmente uno degli orologi più grandi d’Europa per il suo quadrante di 3,45 metri (cornice esclusa). Anche l’edicola campanaria è stata aggiunta in un secondo momento, portando complessivamente la torre a svettare per 37 metri. La torre è visitabile e mi hanno raccontato che il panorama che si gode è molto vasto, ma per questa volta non sono riuscita a salirci. Mi riprometto di farlo al mio prossimo soggiorno.

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Sovereto

Sovereto è un borgo piccolissimo e suggestivo, che racchiude una storia molto antica. Intorno all’anno Mille, un pastore ritrovò in una grotta un’icona della Madonna nera con Bambino in stile bizantino. Su quel quadro è sorto il piccolo santuario e da lì è nato a Terlizzi il culto della Madonna di Sovereto, che si festeggia ogni anno il 23 aprile e ad agosto con la Festa Maggiore.
Ma il fascino di Sovereto non è legato soltanto a questo ritrovamento, poiché questo borgo è stato luogo di cura e transito di crociati che percorrevano la vicinissima via Appia-Traiana per imbarcarsi a Brindisi verso la Terra Santa e, successivamente, di pellegrini che percorrevano la via Francigena del Sud per raggiungere il Medio Oriente. A Sovereto sorgeva infatti un ospedaletto gestito dai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Molte sono le iscrizioni e le lastre che rievocano quell’epoca.

Menhir

Nell’agro di Terlizzi, nei pressi della via Appia-Traiana, sorgono diversi menhir. Devo dire che sulla loro collocazione temporale c’è una piccola “disputa”, poiché alcuni li ritengono risalenti al Neolitico, altri pensano che siano soltanto pietre di confine di epoca molto più tarda. Una ricerca in Rete (per esempio qui http://www.treccani.it/enciclopedia/terlizzi/) mi porta comunque a non escludere l’idea che possano risalire fino a 5000 anni fa, e vederli con quest’idea in mente li rende affascinanti.
Perché sono monoliti enormi e ovviamente sorge la fatidica domanda, la stessa di quando vedi un dolmen o anche Stonehenge: chissà che cosa facevano i primitivi con queste pietre, chissà a che cosa servivano…

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Carne arrostita

Ecco, questo non è propriamente un luogo 🙂 . La carne arrostita a Terlizzi è un’istituzione. Ci sono macellerie che per tutto l’anno, in locali appositamente dedicati e in giorni stabiliti, arrostiscono di sera salsicce di vitello e di maiale, pezzi di carne, e “gghiumǝrìddǝ”, un termine intraducibile che indica una specialità terlizzese, consistente in involtini di interiora di ovini raccolti dentro intestino di ovino raggomitolato intorno, arrostiti alla brace e salati. Mangiare le interiora non è da tutti, ma qui vanno matti di questi involtini…

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Portale di Anseramo da Trani

Anche a Terlizzi, come a Bari e in molti comuni del barese (Trani, Molfetta, Bitonto, Ruvo di Puglia etc.) esisteva una cattedrale romanica, che purtroppo fu distrutta. Di essa si è salvato soltanto questo portale scolpito da Anseramo da Trani, spostato nel 1863 sulla facciata nord della chiesa della Madonna del Rosario, in via Millico, e di recente ristrutturato. Anche se decontestualizzato, il portale rimanda subito, sin dalla prima occhiata , alle atmosfere eleganti dell’architettura religiosa romanica. Sono davvero molto belle l’Ultima Cena scolpita nella lunetta e le scene della vita di Cristo nell’architrave.

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Il centro storico

Sebbene sia ampio pochi chilometri, il centro storico di Terlizzi racchiude in sé vicoli e piazze piene di storia e con tanto da raccontare sui secoli trascorsi. Passeggiare tra le sue vie e magari perdervi nell’incrocio tra i vicoli strettissimi (a volte mi sembra impossibile che riescano a transitarvi le auto, eppure credetemi, ci passano!) non potrà che portarvi alla piacevole scoperta di questo luogo. Se, come me, venite dalla città, l’impatto sarà fortissimo. Nel centro storico di Terlizzi è possibile osservare una tradizione tipica dei piccoli borghi italiani e, una volta, anche delle città, andata oramai persa quasi dappertutto: la gente per strada. Persone, giovani ed anziani, che con le proprie sedie occupano interi vicoli semplicemente per passare il tempo facendo due chiacchiere con i vicini, e bambini che giocano per strada con monopattini e palloni. Non vi sembra di tornare indietro nel tempo?

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Chiese

Alcune chiese meritano secondo me una visita. Innanzitutto la Cattedrale. Poi Santa Maria La Nova, in via Vittorio Emanuele: in questa chiesa, la cui costruzione iniziale risale al 1500, gli aristocratici un tempo costruirono il loro pantheon, facendo realizzare cappelle e lastre commemorative.
Molto particolare è anche la chiesetta di Santa Lucia, in piazza Cavour, che si trova in una posizione quasi strana, incastrata e nascosta tra un vecchio palazzo nobiliare sulla sinistra (Palazzo Scalera) e l’ex monastero sulla destra (per chi guarda).
Ho potuto vedere purtroppo solo dall’esterno della recinzione la piccola chiesa medievale di Santa Maria di Cesano, che si trova nella campagna terlizzese, non lontano dalla via Appia-Traiana; purtroppo la chiesa è visitabile solo in occasione di alcune feste.

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Palazzi

Terlizzi ha la fortuna di aver conservato molti palazzi di famiglie nobili: quello che mi ha colpito di più è il palazzo del barone De Gemmis, che si trova in via Vittorio Emanuele nei pressi della chiesa di Santa Maria La Nova di cui parlavo prima.
Tuttavia lungo il paese ci sono altri palazzi imponenti, come Palazzo Marinelli, in corso Dante Alighieri, e palazzo Valdura-Schettini, in largo Plebiscito.
Mi piacerebbe riuscire un giorno a visitarli, perché dalle finestre e dai portoni si intravedono all’interno soffitti affrescati molto belli.

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Al di là dei luoghi da visitare, vorrei che anche voi riusciste a vedere Terlizzi con i miei occhi, mettendoci anche un po’ di cuore. Vorrei riuscire a raccontarvi la Festa Patronale (ci proverò in un post tutto suo, con parole, video ed immagini ==> aggiornamento: ecco il post sulla Festa Maggiore), ma per capire davvero di cosa sto parlando è necessario viverla in prima persona. Magari il prossimo anno vi vien voglia di esser anche voi in prima fila insieme a me.

E nel frattempo se passate dalla Puglia, non dimenticatevi di Terlizzi. Dedicate uno o due giorni a questo borgo. Sono certa che Terlizzi prenderà per mano anche voi.

 

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